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POESIE E NOVELLE IN VERSI
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POESIE E NOVELLE IN VERSI

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POESIE E NOVELLE IN VERSI

FERDINANDO FONTANA

POESIE

E

NOVELLE IN VERSI

MILANO

1877.

A ANTONIO GHISLANZONI

SCUOLA MODERNA[1]

AD ANTONIO GHISLANZONI
DEDICANDOGLI IL LIBRO.

Alla tua nota satira
Chi porse l'argomento?
Forse i carmi d'un giovane
Da pochi giorni spento?[2]
Forse il _Torso di Venere_
O il _Dualismo_ ardito
Che una Musa propizia
Dettava a un erudito?[3]

Non gia`!.... Dalle tue laudi
Fu consacrato il primo;
Tu lo sapesti scegliere
Dal mediocre limo; [4]
All'altro degli stolidi
Soltanto il volgo indegno
Oggi contrasta il fervido
Estro e il robusto ingegno.

Forse dell'_Inno a Satana_ [5]
Ti spavento` il concetto?
No!.... Che tu abborri i vincoli
Che strozzan l'intelletto
E so che quando mediti
Ti ribelli ai confini
Al pensier del filosofo
Imposti dai cretini.

E` ver talora il genio
Ama le forme strane
Ma il pensator sa leggere
Nelle sue cifre arcane
E sa discerner l'enfasi
Del verso che non crea
Dal balenar fantastico
D'una sublime idea.

Spesso il cantor d'Ofelia
Col labbro d'uno stolto
Strambi concetti mormora
Ed e` di nebbie avvolto
Ma sempre come folgore
Che irradia la tempesta
Risplende tra le nebbie
L'olimpica sua testa....

Evvia!.... se qualche Becero
Nelle invalide carte
Pallia coll'artificio
La mancanza dell'arte;
Se con grottesche immagini
Pochi grulli impotenti
Cercano un vieto elogio
A mal composte menti;

Se nella solitudine
Dove ti sei rinchiuso
E` giunto qualche cantico
Di giovinetto illuso.
Se un impudente o un ebete
Parlando in metro oscuro
S'imbranca colle vecchie
Che dicono il futuro;

Deh!.... non armar la cetera
Colla mordente corda!
Carni di imbelli vittime
Il verso tuo non morda!
Frena romito Antonio
La beffarda parola;
Non dir che pochi stolidi
Son la _moderna scuola!_

Serba ai pedanti agli arcadi
Lo scherno e l'ironia;
Taglia pei dorsi elastici
Le vesti in parodia;
Non fornir armi ai deboli
Che temono di noi
E che verranno a irriderci
Cantando i versi tuoi.

Pensa che ai pochi giovani
Che vedon l'ardua meta
Il ben d'un raro plauso
I grami giorni allieta....
E che il maggior cordoglio
Che contristi i gagliardi
E` di sentirsi mettere
Col volgo dei codardi.

[1] Questi versi vennero gia` pubblicati in risposta ad una poesia del
signor Ghislanzoni dallo stesso titolo nella quale l'egregio
_umorista_ avea preso a far la satira di certi sedicenti _innovatori
letterarii_. Piu` die a rispondere al signor Ghislanzoni questi versi
intendevano a metter in chiaro la differenza che passa fra costoro e
quelli che operano con vero ingegno.

[2] Emilio Praga.

[3] Due splendide liriche di Arrigo Boito.

[4] Il Ghislanzoni fu il primo che incoraggio` l'ingegno di Praga.
Quando questi pubblico` la sua _Tavolozza_ l'eminente critico
parlandone in un giornale cittadino dava principio al suo articolo
colle seguenti parole: "_Finalmente abbiamo un poeta._"

[5] L'_Inno a Satana_ di Giosue` Carducci.

LIRICHE

PREFAZIONE AI MIEI VERSI

Esser poeti e` legger nei futuri
Giorni; e` spaziar nel cielo delle indagini
Condannate dai timidi cervelli;
Esser poeti o sentirsi maturi
Quando nel sangue bollono i vent'anmi;
E` ridere di tutto esser ribelli
Alla gloria e agli affanni.

Esser poeti e` librarsi giganti
Sull'universo e in se` raccolti vivere
Animati da incognita scintilla;
E` accogliere del par sorrisi e pianti
Inni e bestemmie rantoli e vagiti;
E` scrutar con impavida pupilla
I misteri infiniti;

E` piangere col vinto e coll'afflitto
Ne` al forte al vincitor negare il plauso
Ne` armar la cetra d'una corda sola;
E` comprender la colpa ed il delitto
Laudando il sacrificio e l'innocenza;
E` cantar tra un bicchiero e una carola
Il chiostro e l'astinenza.

Prisma novello col pensiero i mille
Raggi dell'universo in se` raccogliere
E mutarli in cadenze e in armonie;
Poi fra le genti seminar scintille
Fatali incendi suscitando intorno
Turbando il cranio alle persone pie...
O illudendole un giorno!

Esser poeti e` salir sovra un monte
Di notte quando il ciel di stelle e` fulgido
E in estasi esclamar: "Credo! V'e` un Dio!"
E inginocchiarsi e chinare la fronte
Ripieno il cor di mistica paura...
Poscia negarlo o metterlo in oblio
Discesi alla pianura!

Esser poeti e` viver d'illusioni
Che sull'Eterno Nulla il piede appoggiano;
E` celiar con se` stessi e con coloro
Che vi sanno ammirar nelle canzoni;
E` accettare negando il Bene e il Male;
E` desiare la miseria e l'oro
La reggia e l'ospedale.

Esser poeti e` tentar l'oceano
Della vita; e` svelarlo; e` ansanti correre
Dietro un caro ideal.... cui non si crede!
E` comprender del tutto il nulla arcano
E d'ogni cosa quaggiu` disperando
Trovare ancora entusiasmo e fede
Per vivere cantando.

Esser poeti e` abbandonarsi ai sensi;
E` compendiare un secolo in un distico;
E` mutar l'alimento del mattino
A vespro giunti in voli eccelsi immensi....
E invero questi versi sono usciti
Dalle vivande o dal _preteso_ vino
Che l'oste m'ha imbanditi.

LA FORMA E L'IDEA

(A EMILIO PRAGA)

La forma son le tenebre
E la luce e` l'Idea;
La Forma e` il rito il simbolo
Del pensiero che crea;
Il pensiero e` l'Iehova
Dei veggenti profeti
Che parla dai roveti.
E la Forma e` Gesu`.
La Forma e` la parabola
La Forma e` il pane e` il vino
E` l'orto il bacio il Golgota
E` la Croce e` Longino;
E il pensiero e` l'assiduo
Svolgersi del creato
Cui spiegar non e` dato
Alle menti quaggiu`!

Eterna lotta!.... Scorgere
L'Idea!.... Vedere il sole!...
E disperar d'esprimerlo
Con possenti parole!
Nelle affannose veglie
Concepir l'universo....
E alla foga del verso
Non saperlo svelar!
Dietro un fatal connubio
Il cervello si stanca!....
Giunge lo sposo al tempio
Ma la sposa vi manca;
Egli il Pensiero l'evoca
Colla voce pietosa....
Ma la Forma la sposa
Non si reca all'altar.

Ahi!.... Talora nel cranio
Indarno affaticato
Disperando un terribile
Dubbio m'e` balenato!
Pensai che forse esistono
Idee si` vaghe e arcane
Che invan le menti umane
S'attentano a scolpir!
Forse passo` fra gli uomini
Il sommo dei poeti
Fra la schiera dei mutoli
E degli analfabeti....
E forse il suo silenzio
Fu incompresa epopea
In cui sfuggi` l'Idea
Della Forma il martir!

Ah!.... Perche' dunque struggerti
O povero cervello?
Contro la Forma il despota
Sorgi schiavo rubello!
Non ti curar degli uomini!
Vivi in te stesso e pensa!....
La tua melode immensa
Non rivelar che a te!
Chiuso nel tuo silenzio
Ogni idioma oblia!
Del tempo e dello spazio
Comprendi l'armonia!
Ogni idioma e frivolo
A esprimer l'Universo!
Nato a servire un verso
Il mio pensier non e`!!

Evvia!.... Sorridi Emilio!....
Sorge nel Ciel l'aurora
E solitario io vigilo
Sulle mie carte ancora!
Stolto!.... Giuro il silenzio
E ti favello intanto!....
Stolto!.... E rileggo il canto
Che la mia man noto`!
Emilio io voglio illudermi!
Sono troppo felice!
Mi risveglio da un'estasi
E il pensiero mi dice:
"Stretto e` il fatal connubio!
"Chiudi gli occhi e riposa....
"Questa notte la sposa
"All'altar si reco`...."

Milano giugno 1875.

NOJA LETTERARIA

Favello a voi cui ferve la scintilla
Dei febbrili entusiasmi nel cervello;
Favello a voi dentro il cui sguardo brilla
La balda gioja d'un pensier novello!

Favello a voi che frammezzo alle genti
Vecchi a vent'anni in silenzio passate
Colla pupilla volta ai firmamenti
E colle mani alle reni appoggiate.

Favello a voi cui nota e` l'armonia
D'ogni cosa creata e cui son noti
Cogli entusiasmi la melanconia
E gli sconforti; a voi favello iloti

Dannati a conservar la stessa creta
Leggendo dentro ai secoli venturi;
Dannati a scorger la splendida meta
Dietro le grate di carceri oscuri!

Favello a voi per cui dolore e gioja
Pari al lampo non duran che un istante
E che desiate per fuggir la noja
Un'angoscia od un gaudio incessante;

Favello a voi che vivete com'ebri
D'un arcano licor sovra la terra
Ed avete un uncino nei cerebri
Che l'Universo nei suoi moti afferra!

Noi siam mendichi a cui la gente antica
Le briciole lascio` di lauta mensa;
Viviam di stenti e il genio s'affatica
Dietro una turba di fantasmi immensa.

Gli antichi Numi ispirator dei carmi
Son morti nel sogghigno universale;
La Natura ci annoja; il suon dell'armi
Ne spaventa; ridiam dell'ideale;

L'amore e` un campo in cui non resta zolla
Da fecondare; senza scrosci e` l'ira;
Il nostro corpo e una corteccia frolla
Mentre la mente a nuovi cieli aspira.

E nuovi cieli splendidi profondi
Come lo spazio immaginar n'e` dato....
Ma dall'estasi a cui traggonci i mondi
Senza cifra un poeta non e` nato!

I nostri canti son feti gia` morti;
Sono la serpe che la coda addenta;
Son l'urna ove troviam pochi conforti
E la febbre che i giorni ne tormenta.

Noi li cantiamo a noi stessi soltanto
E all'ultimo levita siamo eguali
Che derelitto nel suo tempio santo
Celebrera` da solo i rituali....

E non ci resta che cingere i fianchi
Col bigiastro mantel del pellegrino
E correre la terra erranti e stanchi
E abbandonarci ad un pazzo cammino....

Milano luglio 1875.

LETTERATURA DISONESTA

A CESARE TRONCONI [1].

Que la muse brisant le luth des courtisanes
Fasse vibrer sans peur l'air de la liberte';
Qu'elle marche pieds nuds comme la verite'.
ALF. DI MUSSET.

Dunque perche` le pagine
Noi modelliam sul vero;
Perche` neghiam di battere
Ogni volgar sentiero;
Perche` volgiamo intrepidi
Le pensierose fronti
Alla piu` vasta cerchia
Di splendidi orizzonti;

Dunque perche` l'indagine
I nostri libri ispira;
Perche` i costumi ipocriti
Ci fanno schifo ed ira;
Perche` toccando l'ulceri
La nostra man non trema.
D'insultatori un popolo
Ci scaglia l'anatema!?

Scosso all'ingiusto oltraggio
Tu ti contristi e piangi:
Nelle dolenti veglie
Fremi e la penna infrangi;
E forse al melanconico
Ingegno tuo tu chiedi
Se un mondo immaginario
E` quel che ascolti e vedi!

Me pur gli insulti colsero
Dei grulli e dei perversi
E inesperto degli uomini
Un tempo anch'io soffersi..
Allor pensai che inutile
Pazzia sono i miei canti
Che un vano desiderio
E` il vincere i pedanti!

E mi tento` nell'aride
Mie notti d'apatia
La vile idea di scegliere
Men faticosa via;
E a tesser panegirici
Alla Morale e a Dio
Nel branco delle pecore
Giurai d'entrare anch'io!

Evvia!.... Sorridi!.... Il fascino
Della verace Musa
Venne a guarir l'insania
Della mia mente ottusa!
E da quel giorno libero
Da ogni dubbio codardo
Contro i melensi e gli Arcadi
...



 

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